Food Safety & Technology

Conosci le differenze tra….?

Che ne pensate dei marchi DOP, IGP e STG? Con #giulialazzarato.it vediamo quali sono, parliamo di prodotti alimentari che si distinguono dagli altri per la loro area geografica o dal loro metodo di produzione. Il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ne ha riconosciuti 287 in Italia.

DOP:  è uno dei marchi più conosciuti e si riferisce alla Denominazione di Origine Protetta.

E’ un marchio attribuito dall’Unione Europea a quei prodotti agricoli o alimentari le cui peculiari caratteristiche qualitative sono strettamente interdipendenti dalla zona geografica in cui avviene tutto il processo produttivo.  Ad esempio la mozzarella di bufala campana DOP è ottenuta dal latte proveniente solo da allevamenti localizzati in determinate province e lavorato nei caseifici della zona della denominazione.

L’etichetta deve avere la dicitura DOP dopo il nome dell’alimento e l’indicazione “Garantito dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali” e ha il simbolo comunitario della DOP, il marchio identificativo del prodotto ed eventualmente il Consorzio di tutela e l’annata di produzione.

IGP: è il marchio di origine attribuito dall’Unione Europea a quei prodotti agricoli e alimentari per i quali una determinata qualità, la reputazione o altre caratteristiche dipendono dall’origine geografica.

La materia prima può avere origine da un’area geografica esterna, ma ad esempio l’affumicatura deve avvenire nel territorio delimitato dalla IGP.

L’etichetta deve avere la dicitura IGP dopo il nome dell’alimento e l’indicazione “Garantito dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali”. Può essere stampato il simbolo comunitario della IGP, il marchio identificativo del prodotto e il consorzio.

STG: è un marchio che tutela a livello comunitario le produzioni agricole o alimentari tradizionali la cui specificità, intesa come elemento o insieme di elementi che distinguono nettamente un prodotto agricolo o alimentare da altri prodotti o alimenti analoghi appartenenti alla stessa categoria, è riconosciuta dalla Comunità come tradizionale, sottintendono con ciò che tale riconoscimento può essere concesso solo laddove possa essere attestato un uso del prodotto o alimento, sul mercato comunitario, da un periodo di tempo che denoti un passaggio generazionale; questo periodo di tempo dovrebbe essere quello generalmente attribuito ad una generazione umana, cioè almeno 25 anni.

Ad oggi in Italia ci sono solo due STG: la mozzarella e la pizza napoletana.

L’etichetta deve avere la dicitura STG dopo il nome dell’alimento e il simbolo comunitario, sono facoltativi il marchio identificativo del prodotto e del consorzio di tutela.

 

I VINI IGT, DOC e DOCG

 

I vini sono tutelati grazie a tre marchi: IGT, DOC e DOCG

L’ Indicazione Geografica Tipica indica i vini che sono prodotti in determinate regioni o aree geografiche con dei determinati requisiti. Il vino deve provenire da uve che provengano per almeno l’85% dalla zona geografica tipica e deve ripettare determinate caratteristiche organolettiche. In etichetta possono esserci anche i vitigni e l’annata di produzione.

La Denominazione di Origine Controllata indica la zona di origine della raccolta delle uve e quella di imbottigliamento del vino. Prima di essere immessi nel mercato i vini DOC devono superare delle analisi chimiche e di assaggio. In etichetta  ha l’obbligo di indicare la presenza di solfiti se sono superiori ai 10 mg/l (questo vale per tutti i vini).

La Denominazione di Origine Controllata e Garantita indica una qualità superiore rispetto alla DOC ed indica un’origine geografica più precisa. La “G” può essere aggiunta solo nel caso il vino DOC da almeno 10 anni, devono superare test chimici e sensoriali prima di essere immessi sul mercato e le bottiglie devono essere numerate.

BIO: la produzione biologica, disciplinata dal regolamento CE n. 834/2007 e smi, è un sistema globale di gestione sostenibile per l’agricoltura basato sull’interazione tra l’adozione delle migliori pratiche colturali in termini di impatto ambientale; l’impiego responsabile dell’energia e delle risorse naturali come l’acqua, il suolo, la materia organica e l’aria; il mantenimento di un alto livello di biodiversità; l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali.

Un alimento può essere definito “biologico” in etichetta se almeno il 95% degli ingredienti sono stati prodotti secondo il metodo biologico. Se la materia prima è inferiore al 95% il nome “biologico” può essere indicato in riferimento all’ingrediente: farina biologica per esempio.

 

Giulia Lazzarato

 

Fonti 

 www.accredia.it

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