Food Safety & Technology

Scatta l’obbligo di indicare l’origine del grano e del riso in etichetta: cosa cambierà?

Dal 17 febbraio sugli scaffali dei nostri supermercati cambierà l’etichetta della pasta: sulle confezioni sarà indicato il Paese di coltivazione e molitura del grano duro.

Un provvedimento che probabilmente avrà vita breve, perché entro pochi mesi arriverà un regolamento della Comunità europea che renderà facoltativa e non più obbligatoria, per tutti i prodotti alimentari, l’indicazione in etichetta dell’origine della materia prima principale.

Nel consumatore questo cambiamento normativo non cambierà

Per il consumatore non cambierà nulla, o molto poco, perché vedrà risolta la sua curiosità ma non per questo troverà dei prodotti qualitativamente migliori: l’origine del grano duro sicuramente non dichiara la qualità del prodotto.

 

Decreto grano/pasta

Il decreto grano/pasta in particolare prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:

  • Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato
  • Paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.
    Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.
    Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

 

 

Riso

Il provvedimento prevede che sull’etichetta del riso devono essere indicati:

  • Paese di coltivazione del riso
  • Paese di lavorazione
  • Paese di confezionamento

Se le tre fasi avvengono nello stesso Paese è possibile utilizzare la dicitura “Origine del riso: Italia”.
Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

Il grano proveniente dai paesi esteri contiene pesticidi e micotossine?

Il grano importato da Canada, Stati Uniti e Francia non è contaminato da glifosato (pesticida), nemmeno da micotossine. Prima di arrivare in Italia ci sono numerosi controlli ufficiali e sono stati rilevati livelli di contaminazioni ben al di sotto dei limiti di legge.

Come si valuta la qualità del grano?

Per determinare la qualità del grano ci sono due parametri importanti:

  • La quantità di proteine. Dipende dall’ambiente in cui la pianta cresce e arriva a maturazione, infatti se umidità, insolazione o concimazione non sono adeguati, si corre il rischio che il grano on raggiunga la qualità adeguata e quindi di avere un valore proteico basso.
  • La qualità del glutine. Dipende dalla varietà, perché il frumento duro moderno sviluppa un glutine più tenace, mentre le varietà antiche sono più deboli.

L’Italia non riesce a produrre farina con l’utilizzo di materie prime italiane perché la richiesta del grano in Italia è molto alta. Inoltre i grani importati possono migliorare le farine che troviamo in commercio, nel caso i grani italiani non possano garantirne caratteristiche uguali.

L’Italia importa grano tenero soprattutto dalla Francia e dall’Est Europa. Fa poca differenza se un grano è 100% italiano perché un grano straniero di altissima qualità riesce comunque a garantire lo standard qualitativo.

Giulia Lazzarato

 

 

Fonti:

Mipaaf.

Corriere.it

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